Moda e Art Decò

Dall’haute couture di Jeanne Lanvin agli audaci gioielli geometrici di Raymond Templier, il rapporto tra il design Art Déco, l’abbigliamento e i gioielli degli anni ’20 e ’30 è evidente, e si può rintracciare nelle forme, nei tagli e nei dettagli.

Lanvin evening dress 1930

Lanvin combinava spesso forme semplici, lunghe e fluide con una geometria severa, caratteristica del filone di design Art Déco influenzato dal cubismo. Il suo uso del raso riflettente riecheggia il fascino dell’Art Déco per la luce e la lucentezza della superficie.

Lanvin 1935

Uno dei migliori esempi è l’abito da sera in raso viola di Lanvin dal taglio sbieco. Un enorme collare basato su una forma rettangolare ricoperto da sottili file parallele di cuciture che non solo rinforzano il tessuto, consentendo al colletto di mantenere la sua forma, ma servono anche a scopo decorativo; il risultato è un aspetto semplice ma scultoreo.

Tennis dress 1926 Miss Hepburne Scott

L’Art Déco si è fatto strada anche nella moda più funzionale, e l’abito da tennis disegnato, realizzato e indossato da Miss Hepburne Scott ne è un esempio con la sua evidente costruzione geometrica nel collo squadrato, nelle pieghe ordinate e nel motivo a scacchi. 

Templier 1930

L’amore dell’Art Déco per la forma geometrica influenza anche l’arte della gioielleria, sostituendo gli intricati dettagli del passato. Il gioielliere parigino Raymond Templier attraverso i suoi disegni audaci e astratti ha evocato il dinamismo della moderna cultura urbana, guadagnandosi la reputazione di “architetto del gioiello”. 

V&A Museum Collection

Norman Hartnell, il sarto della regina.

Durante gli anni tra le due guerre Sir Norman Hartnell (1901-1979) fu la star della moda londinese e si guadagnò fama internazionale come sarto della famiglia reale britannica. Fu infatti l'abito dell'incoronazione di Sua Maestà la Regina Elisabetta II la commissione più importante di tutta la sua carriera.
Racconta che un pomeriggio di ottobre del 1952, la Regina lo convocò per commissionargli la realizzazione dell'abito da indossare per la sua incoronazione. Esattamente cinque anni prima Sir Hartnell aveva già confezionato per sua maestà l'abito di nozze, e la 
richiesta fu proprio che a quest'ultimo fosse conforme. La prima euforia lascio presto il posto allo studio accurato di cosa intendessero esattamente storia e tradizione per "abito dell'incoronazione", e 
solo dopo aver visitato il London Museum, la London Library e dopo aver raccolto tutto il materiale possibile, Hartnell si ritirò nell'isolamento della foresta di Windsor e lì trascorse giorni e giorni intento a fare schizzi di prova. 
Idee araldiche e floreali, gigli e rose, margherite e mais dorato, si susseguivano nella sua mente; pensò alle tovaglie d'altare e ai paramenti sacri, al cielo e alla terra, al sole e alla luna, alle stelle e a tutto ciò che di celeste poteva 
essere ricamato su un abito destinato a essere storico, Creò nove diversi disegni, partendo da una semplicità quasi severa per  passare poi a una maggiore elaborazione. Sua Maestà approvò questa impressione emblematica, ma chiese espressamente di limitare l'uso di troppo bianco e argento al fine di evitare un'eccessiva somiglianza con il suo abito da sposa, e di rappresentare ogni suo dominio nella decorazione. 
Hartnell si trovò a fronteggiare la maggior difficoltà al momento di raffigurare l'emblema del Galles: il porro. Una pianta non certo nota per la sua bellezza, ma alla fine, "usando sete adorabili e cospargendola con la rugiada dei diamanti", riuscì a "trasformare il porro terroso in una visione del fascino di Cenerentola e degno di mescolarsi con le sue sorelle Rose e Mimosa in una brillante Assemblea reale, e a
dattarsi a abbellire l'abito di una regina". Così, in un freddo sabato mattina, con due auto cariche di persone e vestiti, Sir Hartnell si recò a Norfolk per presentare alla Regina il bozzetto finale dell'abito con gli emblemi colorati; ognuno di loro era stato montato in una cornice di legno dorato circolare e, parte lo Shamrock irlandese, che fu giudicato un po 'troppo
verdeggiante nel tono, l'ensemble ricevette l'approvazione della sovrana a procedere nella realizzazione del suo suo abito dell'incoronazione.  Silver and Gold: The Autobiography of Norman Hartnell

BIBA’S

Barbara Hulanicki fu la fondatrice e designer di BIBA, il grande magazzino che nella Londra degli anni “60 divenne un’icona e un ritrovo per artisti, star del cinema e musicisti rock. Insieme al marito Stephen Fitz-Simon decise di provare a commercializzare abbigliamento per posta in modo da poter incassare ancor prima di avviare la produzione dei capi. L’idea era di rivolgersi a un pubblico reale, quello che si incontrava normalmente passeggiando per le strade, non all’alta società, ideare abiti belli e attraenti e venderli a un prezzo accessibile ai più. Dopo aver coinvolto alcuni amici e fatte diverse prove, nacque il primo modello: una gonna dalla linea semplice, lunga e chiusa da un cordoncino in vita. Il logo per pubblicizzare il progetto ricordava appunto un timbro postale, e la casella di ricezione degli ordini fu scelta in Oxford Street. Ma l’avvio dell’attività non andò come previsto, gli ordini che inizialmente arrivarono furono davvero pochi, e con i capi successivi, pensati per i bambini, addirittura nessuno! Ma quando prendi la giusta strada prima o poi le cose girano dalla giusta parte…E fu coì che inaspettatamente un giorno Barbara ricevette una telefonata dal Daily Mirror che le proponeva di incontrare la famosa giornalista di moda Miss Felicity Green che stava lavorando a un film su 4 ragazze in carriera. Le venne chiesto di partecipare realizzando un suo capo, particolare e a basso costo. Lei accettò realizzando un abitino semplice a quadrettini rosa con un profondo oblò sulla schiena accompagnato da un foulard in stile Brigitte Bardot, e poi non ci pensò più. Ma quell’occasione fu la svolta per la sua attività perché arrivarono talmente tante richieste, più di 7.000, che dovette darsi davvero da fare per procurarsi il tessuto necessario per evadere tutti quegli ordini! Il passo da quell’unica stanza in cui si lavorava alle collezioni, al grande magazzino a cinque piani diventato cult, fu a quel punto davvero breve.

The Autobiography of Barbara Hulanicki

No season collections

Le collezioni aniMANIli non hanno stagionalità. Assecondando le mie abitudini e quelle di molte donne che conosco, ho scelto di progettare collezioni che hanno una base di capi adatti ad ogni periodo dell’anno, ai quali si aggiungono pochi pezzi stagionali.

Alcuni modelli saranno continuativi altri invece realizzati in limited edition. Pantaloni, bluse, abiti e gonne utilizzabili tutto l’anno, saranno affiancate nella stagione fredda da cardigan, felpe e giacchette. Mentre in estate si aggiungeranno t-shirt, top e shorts.

I tessuti naturali, lasciati nel loro colore originale o tinti con estratti vegetali, si abbinano benissimo tra loro, formando una gamma di toni neutri molto sofisticata ed easy. I pochi tessuti già colorati, selezionati con cura tra le eccedenze aziendali di qualità, vengono scelti in modo che si accostino agli altri con facilità, per texture e colore.

Nasce così una collezione di capi dalle nuances tenui e neutre, accese da pochi tocchi di colore, spesso provenienti dai dipinti fatti a mano sul capo finito o da qualche accessorio vintage.

Per il momento troverete sul mio Etsyshop le T-shirt della serie Animali Fantastici, le tute oversize in cotone a nido d’ape e alcuni accessori.

PRESENTO aniMANIli

Ciao, sono Carlotta Fiorini e ti presento il mio progetto, un brand di Moda Etica che racconta di me e delle mie scelte di vita.

Designer e artigiana, ho lavorato per anni come stilista di calzature per note aziende di moda. Da mia madre, talentuosa sarta, ho imparato come trasformare in abiti e accessori che emozionano i materiali che ho a disposizione. Da mio padre ho imparato a credere di poter trasformare i sogni in progetti.

Attivista animalista e ambientalista fin da giovanissima, non potevo che scegliere di escludere dalla mia produzione i tessuti di origine animale come seta, lana e pelle, e preferire quelli vegetali di produzione biologica o recuperati da eccedenze aziendali. Anche i tessuti vintage hanno un posto speciale nella mia selezione, soprattutto quelli bellissimi in lino e canapa, destinati un tempo alla realizzazione di biancheria per la casa.

Volendo ridurre sempre più la presenza di sostanze chimiche nei miei capi e nell’ambiente, ho iniziato a tingere da sola, con colori vegetali estratti dalle piante, i tessuti che uso. E’ una cosa che mi piace tantissimo fare! Mescolare nel pentolone i tessuti insieme a foglie e fiori ha qualcosa di atavico e magico…

La confezione dei capi è fatta da me personalmente, e per alcuni progetti collaboro con sartorie sociali impegnate in progetti di solidarietà.

Alcune linee le completo con interventi pittorici o grafici sul capo finito, ed è sempre la Natura ad ispirarmi, con soggetti floreali o animali.

Ed è per tutto questo che la caratteristica di aniMANIli è una produzione consapevole, nel rispetto di Persone, Animali, Natura.